Giovedì, 18 Luglio 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

Edoardo Raspelli: 75 anni, 55 di carriera. Che male c'è ad andare in pensione?

Niente di nuovo: la vicenda del grande critico gastronomico Edoardo Raspelli sorpreso della fine della sua collaborazione con La Stampa dopo mezzo secolo è la solita vicenda italiana del rapporto malato tra generazioni

Da fine febbraio, recita una scarna nota, gli articoli di Edoardo Raspelli non appariranno più sul sito ilgusto.it e sui quotidiani ad esso collegati. Le sue recensioni continueranno comunque ad apparire sulla sua testata personale (RaspelliMagazine).

GEDI interrompe la collaborazione con Edoardo Raspelli

Insomma, in estrema sintesi il gruppo editoriale GEDI (quello che edita, tra gli altri prodotti, La Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX) ha interrotto dopo una vita la collaborazione con Edoardo Raspelli. Il milanese  è una figura rilevante nella storia della critica gastronomica (prima ancora era stato un cronista di nera) al punto da essere considerato uno dei padri fondatori di questa pratica, almeno in Italia. Per lunghi anni le rubriche di Raspelli (le uniche dove ristoranti e alberghi venivano sonoramente stroncati) sono state lettissime su La Stampa e le sue trasmissioni televisive sono andate sempre piuttosto bene, nel filone mariosoldatesco dei programmi tv dedicati a cibo, territori e tradizioni. 

Edoardo Raspelli

Servono critici gastronomici di 25 anni, non di 75

Bene, però Raspelli ha 75 anni. Settantacinque. La sua carriera dura da 55 anni. Cinquantacinque. Cosa c’è di male se un signore di 75 anni lascia qualche spazio (ammesso e non concesso che spazi ormai vi siano) a firme di una generazione successiva? Per mille motivi, sarà difficile che i giornali italiani si possano salvare dalla spirale di crisi in cui versano, ma se un tentativo può esserci è semmai quello di aprire a nuove visioni del mondo, reagire alla lugubre atmosfera del più senescente paese d’occidente, dove ogni posizione di rilievo è saldamente in mano ad anziani.

La Stampa, se ancora crede di dare uno spazio settimanale alla critica gastronomica, lo faccia affidando la responsabilità a un venticinquenne, non a un settantacinquenne. E non si tratta di facile rottamazione (è sperimentato che quasi mai funziona, quasi mai migliora le cose), ma di constatare che il settore della gastronomia, della ristorazione e dell’hospitality vanno oggi ad una velocità così peculiare da renderne impossibile una lettura lucida a figure così in là con gli anni.

Raspelli e le sue posizioni da vecchio trombone

E infatti Raspelli da tempo prende posizioni da signore anziano. Qualche esempio da sue recenti interviste? “La ristorazione sta andando a sbattere con accostamenti folli, materie prime sconosciute che arrivano da molto lontano, piatti più belli che buoni”. O ancora: “I critici gastronomici saranno presto disoccupati, perché i lettori seguono solo gli influencer”. Oppure, nel 2011: “I ristoranti ormai, tranne pochi, sono mezzi vuoti, la gente sta pensando come tirare a campare e non ha più né il tempo né le possibilità economiche per uscire a cena”. Ancora, nel 2018: “Il giornalismo è finito, la carta stampata è finita. Chi vive di giornalismo puro in questo settore? Quasi nessuno. Per la maggior parte dei colleghi, il vero business è organizzare manifestazioni. Saranno anche bravissimi a farlo. Non li giudico. Ma non è giornalismo. Il food è ormai una grassa, colossale, spropositata marchetta”. Qui nel 2016: “Spesso in cucina prevale il cazzeggio, si cerca di sorprendere. Ormai nei menu non è difficile imbattersi in piatti presentati come ‘aria di…’, ‘polvere di…’. In un ristorante ho persino trovato una ‘pomata di zucchine'. Mi viene schifo solo a pensarci. È una terminologia insulsa e cretina, che si ripercuote in portate bellissime che poi non sanno di niente”. 

Insomma fake news, populismo spiccio da tv dell’ora di pranzo e considerazioni diseducative, fuori dal tempo, superficiali. Raspelli è stato negli anni in cui era nel pieno della carriera un giornalista con intuizioni valide e pionieristiche, oggi è — sia detto affettuosamente — un vecchio brontolone, e ha tutto il diritto di esserlo vista l’età. Un uomo che guarda le cose da una prospettiva particolare: "Una volta pensavo solo ai piatti, oggi guardo alle barriere architettoniche, agli ascensori, a quanti gradini ci sono per arrivare al bagno". Ecco perché il suo posto non è a capo di rubriche giornalistiche, ma a riposo o a svolgere attività scientifiche, accademiche, saggistiche, istituzionali più idonee per un settantacinquenne. Cosa c’è di così allarmante, irrispettoso e scandaloso?

Non pensavo che la ristrutturazione del gruppo GEDI riguardasse anche i collaboratori fissi”, ha dichiarato Raspelli sorpreso dalla fine del suo rapporto con l’editore. Ma come si fa a essere sorpresi della fine di un rapporto di lavoro, quando da decenni si è oltrepassata l’età pensionabile? Quando ci potrà essere spazio per nuove voci e nuovi intellettuali, se gli intellettuali di ieri non mollano l’osso neppure dopo oltre mezzo secolo di lavoro?

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