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Sabato, 18 Maggio 2024

Massimiliano Tonelli

Direttore Editoriale CiboToday

La colazione al bar è sempre più cara? La notizia è una bufala, purtroppo

La notizia dei rincari della colazione è una bufala. Ma anche se fosse vera sarebbe da accogliere con favore e non certo da condannare visto che il settore dei bar sta morendo a causa delle svendite che è costretto a proporre ad una clientela male informata

Ogni volta che ci passa sotto mano un’intemerata di qualche associazione di consumatori siamo guardinghi perché molto spesso il sensazionalismo e la ricerca di visibilità utile per acquisire nuovi soci travalica i contenuti, le analisi e la veridicità dei dati. Basti pensare alle bizzarre campagne del Codacons. Se analizziamo la recente disinformazione fatta sui costi in crescita della mitologica “colazione degli italiani”, dovremmo concludere che evidentemente anche la Federconsumatori non è da meno.

Colazione da Allegra, ph. Robin Marastoni

“La colazione è sempre più cara”. Le falsità per fare sensazione

Cosa ha fatto Federconsumatori? Ha diramato un comunicato in cui basandosi su dati rilevati non si sa come ed elaborati dal suo centro studi (l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori), ha stimato una crescita dei costi della colazione italiana (caffè, cornetto, spremuta, tramezzino…) nell’intorno del 2,5%. Diamo per buoni questi numeri anche se si tratta di rilevazioni non attendibili: se davvero il costo di una colazione fosse a inizio 2024 incrementato del 2,5% sul 2023, Federconsumatori avrebbe dovuto titolare semmai del crollo degli aumenti al bar visto che la stessa associazione ad inizio 2022 ci allarmava col solito tono di voce tra il serio e il faceto circa un aumento della tazzina di caffè del… 18%! O avrebbe dovuto spiegare in maniera algebrica come un aumento di un bene del 2,5% in un anno in cui l’inflazione è aumentata quasi del 6% (Istat) e le retribuzioni del 3% (Istat) equivale ad una diminuzione netta dei costi di quel bene rispetto al costo della vita e al potere d’acquisto. Avete proprio capito bene: il costo della colazione rispetto alle nostre retribuzioni medie e soprattutto rispetto all’inflazione sta diminuendo, non aumentando.

Caffè e maritozzo di Faro

Però questo non avrebbe innescato sensazionalismo e allarmismo, non avrebbe fatto indignare il consumatore medio. E allora Federconsumatori ha deciso di condire il suo comunicato con un’ironia fuori luogo impastata di disinformazione e frasi fatte: “Il mattino ha l’oro in bocca”, “Se il buon giorno si vede dal mattino”, allegando anche la “top 5” (sic!) dei rincari più curiosi segnalati dai consumatori giusto per aggiungere un po’ di aneddotica perfetta per la stampa pressappochista a cui sono dedicati questi dispacci, e che rilanciano notizie false in cambio di qualche click. Non ci voleva molto a intuire la scarsa serietà di quel comunicato.

Il caffè filtro di Gocce di Cioccolato

La circostanza poteva essere semmai ottima non per dar seguito al catastrofismo del comunicato di Federconsumatori, ma per riflettere un’altra volta sui danni che provoca una predisposizione così bassa alla spesa per un pasto così importante. Al contrario di quanto si lascia credere quindi i dati ci dicono che nei bar italiani le colazioni sono sempre più svendute, con scontrini medi che faticano a superare i 3€ e con imprenditori e gestori di bar che erodono i già micragnosi (se non inesistenti) margini di guadagno. "Uno scontrino medio da 3 euro" spiega a CiboToday Dario Fociani della caffetteria Faro a Roma "significa che con 100 persone che entrano nel bar fatturo 300 euro, ma se devo gestire 100 persone ho bisogno di 4 collaboratori che mi costano 500 euro". Non è difficile capire quanto sia superficiale considerare "cara" una colazione che costa 3 euro.

Il bancone di pasticceria di Dolcemascolo a Roma

Il basso costo della colazione in Italia e le sue conseguenze

Questo gigantesco malinteso secondo cui il caffè deve costare 1 euro, il cornetto deve costare 1 euro e il cappuccino poco di più è alimentato dalla stampa, dalla politica e dalle associazioni. Le conseguenze del malinteso e del malcostume che ne deriva sono piuttosto pesanti e vale la pena elencarle col rischio di non essere neppure esaustivi:

  1. Nei bar italiani la qualità media di caffè, cappuccino e cibo è bassissima. I prodotti sono mediamente mediocri quando non molto scarsi perché devono rispondere ad una domanda non disposta ad investirvi e aperta invece ad accettare di buon grado un livellamento verso il basso.
  2. Le aziende che operano in questo settore fronte pubblico (i bar, i gestori di bar) sono pressoché tutte in difficoltà, impossibilitate dall’estrarre valore dal loro lavoro dovendosi confrontare con una clientela non disposta a riconoscere il giusto corrispettivo. Questo significa meno investimenti sulle strutture, meno innovazione, zero formazione per il personale e zero welfare.
  3. I lavoratori che operano nel settore sono sottopagati, talvolta sfruttati, come sovente avviene in un ambiente dove la marginalità di guadagno è al pelo. Poi impossibile sorprendersi se diventa un miraggio trovare personale.
  4. I consumatori abusano di un’esperienza quando questa esperienza è svenduta: a livello nutrizionale sarebbe assai meglio godersi la colazione al bar 2 volte a settimana ma con prodotti eccellenti piuttosto che farla 5 volte a settimana intossicandosi di caffè bruciato e croissant industriali. E invece si va al bar tutti i giorni, magari più volte al giorno, tanto non costa praticamente nulla…
  5. Tutta la filiera a causa di questo equivoco va in sofferenza e si conforma alle esigenze di una domanda livellata verso il basso. Insomma non stanno male solo i bar ma anche i fornitori, le catene di approvvigionamento, la logistica. Tutti strozzati per garantire che la tazzina di caffè non superi una certa cifra mentre in tutto il resto d’Europa - chissà perché - costa il doppio
  6. Questo scenario da incubo, così incoraggiato dalle associazioni di consumatori, dalla politica dell’indignazione facile e dalla stampa senza scrupoli, incoraggia sempre di più giovani professionisti in gamba a andarsene a operare all’estero dove il loro lavoro è finalmente riconosciuto.

I lievitati per la colazione di Lula

I consumatori possono farsi intortare dalle associazioni o possono scegliere

Dunque non c’è nessun aumento nel costo della colazione al bar, purtroppo. Il giorno in cui ci sarà finalmente un aumento andrà salutato con benevolenza e non certo con deplorazione: potrebbe rappresentare un tardivo ravvedimento di un settore che per dar seguito acriticamente ai peggiori istinti della clientela si sta autodistruggendo. Ai consumatori resta il compito, invece di esercitare l’indignazione facile abboccando nelle trappole degli agitapopolo, di far fruttare l’arma della scelta: ci sono pochi, pochissimi bar dove ha senso fare colazione. Andate in quelli. Andateci con meno frequenza, ma investendo di più su ciò che mangiate. Alla fine dell’anno avrete speso complessivamente meno, avrete fatto un grosso favore alla vostra salute e avrete riconosciuto un giusto premio ai rari imprenditori che lavorano in maniera etica, rispettando i collaboratori, facendo ricerca, pagando le tasse e i fornitori correttamente e selezionando materie prime agricole e artigiane di qualità. 

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