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Venerdì, 12 Luglio 2024
Firenze

Manifattura Firenze: il cocktail bar autarchico dove si beve solo italiano

È possibile fare un cocktail bar completamente italiano? I ragazzi di Manifattura Firenze ce l’hanno fatta e lo trovate in Piazza San Pancrazio. Dalle bottiglie agli arredi fino alla playlist, tutto è piuttosto autarchico qui

Immaginate un locale dove tutto parla italiano, dalle bottiglie agli arredi, con un’atmosfera che vuole ricalcare quella ormai perduta dei bar di fine anni ’50. A Firenze, in piazza San Pancrazio, c’è Manifattura un cocktail bar nato dall’esigenza di far riscoprire tutto il bello e il buono della nostra tradizione liquoristica e in generale di ospitalità. “Questo progetto nasce da un’esigenza, quella di salvare le nostre eccellenze, le piccole realtà che producono distillati, liquori, vermuth, grappe in Italia. Sono un’infinità e qui da Manifattura vogliamo rendergli omaggio”, spiega a CiboToday Davide Campagnolo, proprietario del locale insieme ai suoi amici di sempre e soci Paolo Anania e Michele Guida. Il risultato? Solo cocktail italiani che si ispirano ai personaggi della nostra storia per un effetto amarcord che ci piace.

Manifattura Firenze, il team

Manifattura Firenze: come è nato il cocktail bar

Non ero soddisfatto di ciò che vedevo in giro. Intorno al 2015 c’erano solo speakeasy, secret bar, si guardava più all’estero che in casa rischiando di andare a perdere tante cose positive della nostra storia”. Davide ha sempre lavorato nel mondo notturno dei bar, già proprietario del Public House in Santa Maria Novella, e quando decide di buttarsi in questo progetto ha le idee chiare: “Volevo fare un posto collocato storicamente tra gli anni ‘40 e ‘50, senza alcun rimando alla contemporaneità. Mi piaceva l’idea del bar di provincia dove si beveva il vermuth prima di pranzo e si passava il tempo in chiacchiere”. Così chiama Paolo Anania (imprenditore con una falegnameria storica di famiglia) e Michele Guida (architetto, già al Public House con Davide), che non si tirano indietro.

A inizio 2015 trovano il locale, un fondo in pieno centro dove c’era un vecchio magazzino mal messo e che piano piano hanno trasformato in Manifattura. Due anni di lavori, grazie anche all’esperienza dei due soci di Davide, in cui tutto è stato studiato nei minimi dettagli e con l’intervento di artigiani di zona. L’Italia da Manifattura è anche nei singoli arredi come la bottigliera in vetro, completamente fatta a mano da un pietrista, il bancone in granito, c’è molto legno e dettagli in ottone perché “tutto doveva ricordare un bar di quegli anni”. Manifattura inaugura così nel 2017 con l’intento di non regalare un‘esperienza modaiola ma un tuffo in altri tempi, recuperando gestualità e ritmi del passato. Il successo è confermato: “Qui non ci sono solo stranieri, ma tanti fiorentini e di questo siamo contenti”.

Manifattura Firenze, l'ingresso

Manifattura Firenze: le bottiglie tutte italiane

Punto di forza di Manifattura è proprio la bottigliera, da cui tutto nasce. Davide ha perso il conto delle bottiglie, ci dice che sono più di 400 e tutte provenienti da piccoli e medi produttori, chicche rare e dimenticate, che ha raccolto negli anni insieme al suo amico e primo bartender Fabiano Buffolino, ora negli Stati Uniti. “L’Italia ha un patrimonio ricchissimo, spesso sconosciuto e dimenticato. Basti pensare alla tradizione monastica, ai piccoli distillatori regionali, a tutti quei rimedi nati in farmacia e nelle erboristerie di un tempo”. Maraschino Luxardo, Amaro Sibilla Varnelli, China Gampacciani, vermut di ogni tipo, nuove e vecchie referenze che rendono Manifattura l’antologia dell’immenso e meraviglioso patrimonio liquoristico autoctono. E i ragazzi propongono la sua celebrazione in ogni singola ricetta del menu.

Manifattura Firenze: la cocktail list che omaggia i personaggi italiani

D’ispirazione futurista, il movimento artistico promosso da Marinetti negli Anni ’20, il menu di Manifattura cambia ciclicamente in base alle stagioni e ai prodotti sul mercato. In questo periodo troverete quello nuovo, tributo al “Libro imbullonato” dell’artista Fortunato Depero, che lo ricalca nel formato, nella rilegatura artigianale e nelle illustrazioni. 16 cocktail dedicati e ispirati ai personaggi ambasciatori d’italianità nel mondo: Virzì, Rita Pavone, Garibaldi, Gianni Versace, De Andrè, tra i molti. Oltre gli immancabili Negroni del Conte, una selezione di cocktail negroni per omaggiare la città che gli diede i natali, Firenze. Miscugli ardimentosi, non chiamateli cocktail, che ripercorrono ricette e modi di bere caduti in desueto: vino spruzzato, Mezzo e Mezzo (un cocktail con aperitivo Mezzo e Mezzo Nardini e soda), e corroboranti d’annata come cedrata Tassoni, Spuma bionda, acqua brillante. A completare l’esperienza tutta italiana la playlist: un giradischi risuona i brani più famosi del nostro repertorio musicale vintage. E nel futuro? “Ora studiamo l’offerta gastronomica per accompagnare i nostri cocktail”.

Manifattura Firenze

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