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Sabato, 18 Maggio 2024
Le Storie

5 cantine (semi) sconosciute da cui vengono grandi vini

Abbiamo chiesto a Valentina Bruno, sommelier con la passione per i vini naturali e di piccoli produttori, di consigliarci 5 cantine e relative bottiglie espressione di vitigni autoctoni non troppo conosciuti

L’Italia è una nazione vitivinicola sorprendente. In pochi posti al mondo c’è una tale biodiversità che si traduce in una miriade di territori e micro zone dove a parlare è il vino. Da nord a sud la produzione vitivinicola ha sempre goduto di una grande duttilità, favorita da condizione climatiche e terroir molto diversi. Tutti argomenti che si leggono dentro la bottiglia, al primo sorso, e fanno sì che non ci sia mai un vino uguale all’altro. L’omologazione non è affar nostro, dunque, anche grazie al lavoro certosino di piccole cantine lontane dalla luce dei riflettori che portano avanti un discorso di cura del territorio e della sua valorizzazione. Molto spesso attraverso la riscoperta dei vitigni autoctoni e poco conosciuti non solo nel resto del mondo ma anche in Italia. Abbiamo chiesto a una giovane sommelier, Valentina Bruno, una toscana DOC con la mania per i piccoli produttori, il vino naturale e i vitigni sconosciuti, di consigliarci cinque bottiglie fuori dai soliti schemi. Per bere diversamente e per conoscere anche il prezioso lavoro degli artigiani del vino.

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Valentina Bruno: la sommelier che ama le cantina eclettiche

Valentina Bruno è una sommelier che potete trovare dietro a Non è la solita vineria, un locale aperto giusto a settembre 2023 in via Orti a Milano. Inizia nella ristorazione a soli 17 anni nel ristorante Da Delfina di Artimino, vicino Firenze, e nel 2016 arriva a Milano per lavorare nella mitica enoteca Cantine Isola, dietro al bancone, e poi da Tannico. Sempre alla ricerca di chicche enologiche, la sua selezione si basa principalmente (85%) su piccoli produttori che lavorano in agricoltura biologica e biodinamica. Abbiamo chiesto di consigliarci 5 bottiglie e quindi 5 relative zone in Italia che meritano di essere prima approfondite e poi bevute. Questi i suoi consigli.

Terre di confine – Monteverde, Toscana

Terra di Confine-2

L’azienda prende il nome sia dalla posizione, al confine tra Toscana e Liguria, sia dalle due donne madri di questo vino. Parliamo di Giulia Marangon enologa di talento e vignaiola, e Rachele Baldini che con coraggio e tanti sogni hanno preso in mano vigne vecchie e dissestate in una zona non molto conosciuta della Toscana, a Monteverde in provincia di Carrara. Il loro vino che vi consiglio si chiama L’intero: Giulia ha saputo domare vermentino nero, sangiovese, syrah e barbarossa donandoci un vino dallo spirito ribelle, come solo tra Alpi Apuane e Mar Tirreno puoi fare.

Colle Gioie – Piglio, Lazio

Una piccolissima azienda nell’entroterra romano, a Piglio in provincia di Frosinone, solo 2 ettari che producono Cesanese di Affile, un vitigno di cui molto spesso ci si dimentica. In questa zona del Lazio, fuori dai classici radar enologici, c’è un particolare suolo vulcanico come vulcanici sono i loro vini, belli integrali ed espressivi. Consiglio il Col Le Radici Cesanese del Piglio DOCG: Antonella e Giovanni (i due proprietari) sono riusciti a esprimere in maniera moderna un piccolo mondo antico. Un’autentica scoperta.

Luca Di Tomaso – Bevagna, Umbria

Luca Di Tomaso

Siamo a Bevagna, in Umbria. Luca di Tomaso coltiva solo 4 ettari vitati da cui nascono vini longevi e profondi, oltre ai 3 ettari di ulivi. Un agricoltore giovane e appassionato, attento alla lavorazione del terreno e della vigna in biologica: Il suo Montefalco Rosso con sangiovese, sagrantino e cabernet è un vino elegante ma dalla beva compulsiva. Luca è riuscito nell’intento di lavorare in maniera sostenibile in vigna e questo si sente bene nel vino che produce, lo rispecchia molto.

Fezzigna – Umbriatico, Calabria

Fezzigna

Francesco ed Enza Fezzigna li trovi sia in azienda che in questo vino, il FREN 78/83 acronimo dei loro nomi e date di nascita. Siamo nel comune di Umbriatico, a metà tra l’altopiano montuoso della Sila e il mare a ridosso di Cirò. Il FREN 78/83 è mix di uve macerate autoctone per 5 giorni che regalano un vino bianco profondo, sapido, entusiasmante. La Calabria ha ancora molto da raccontare e da dare nel mondo del vino e Francesco per me è stato un incontro meraviglioso su un territorio incredibile.

Azienda Agricola San Ruggiero – Petraro, Puglia

In località Petraro tra Barletta e Andria, il Capoccio di Nero di Troia è un grande vino prodotto da uva autoctona, il nero di troia, che purtroppo o per fortuna è quel vitigno che nessuno osa nominare. Un vino possente, muscoloso e carico di vigore, che esprime la forza di questa terra. L’azienda è stata fondata nel 2012 dall’idea di Ruggiero Tupputi, medico radiologo, che torna a coltivare la terra della sua famiglia, rimettendo a lustro la vigna piantata dal nonno più di 60 anni prima. I vini sono prodotti con metodi naturali, e provengono da soli due vitigni: nero di troia e moscato reale di Trani, altra vigna poco conosciuta.

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