Ricevi la nostra Newsletter

L'unico modo per non perderti nulla sulle novità gastronomiche suggerite da Cibotoday. Ogni mattina nella tua e-mail.

rotate-mobile
Mercoledì, 17 Aprile 2024
Bologna

A Bologna due fratelli fanno agricoltura rigenerativa nelle terre del nonno

Caterina e Tommaso Lenzi, due giovani fratelli in Emilia, stanno rivoluzionando l'agricoltura a Podere 101. Con passione e impegno, promuovono la sostenibilità, il benessere animale e la biodiversità

Nel cuore pacifico della campagna emiliana, a metà strada tra Modena e Bologna, un'energia giovane e vibrante sta trasformando silenziosamente il concetto di agricoltura ecosostenibile. Caterina e Tommaso Lenzi, una coppia di fratelli poco più che ventenni, hanno preso in mano le redini dell'antico Podere 101, un'oasi di quattro ettari ad Anzola dell’Emilia, rilevando l’attività del nonno. La loro missione? Ridefinire il rapporto tra agricoltura, sostenibilità e benessere animale.

Il pollaio mobile di Podere 101 ph. Michela Balboni

La storia di Podere 101 inizia nel 2020, quando Caterina e Tommaso decidono di trasformare i terreni di famiglia in un modo che prende le distanze dal passato e per questo rappresenta una nuova ricetta per fare agricoltura. A differenza del modello che domina la pianura padana, caratterizzato da tecniche intensive, i due fratelli hanno abbracciato un approccio di agricoltura rigenerativa e sostenibile, con una visione molto chiara: creare un ambiente in cui la biodiversità torna a prosperare, il benessere animale è prioritario e la qualità della produzione agricola diventa un risultato garantito.

La riforestazione guidata da Podere 101

Caterina Lenzi di Podere 101 ph. Michela Balboni

Al centro del progetto c'è anche la riforestazione, un'iniziativa che va ben oltre la semplice piantumazione di alberi e che Tommaso (studente di Tecnologie per il territorio e l’ambiente agro-forestale all’Università di Bologna) ha definito agro-forestazione: “La nostra non vuole essere una riforestazione da ambientalisti che va a sottrarre terreno alla produzione agricola. Dev’essere un’agro-forestazione che sia funzionale alla produzione agricola, e vada a proteggere le colture” racconta a CiboToday. Per portare avanti questo progetto, sorella e fratello si sono avvalsi dei social per coinvolgere la comunità locale, riuscendo in un anno fa a piantare più di tremila alberi e arbusti in quattro giornate, grazie alla partecipazione attiva di oltre cento persone. “È stata una cosa molto spontanea, con gente di ogni età” ci racconta Caterina “la gente non ci segue solo perché interessata al prodotto, ma perché attratta dai temi sensibili che promuoviamo. E l’aiuto in effetti è arrivato”. Un esempio lampante di come la connessione con la comunità possa portare a risultati tangibili nella lotta al cambiamento climatico.

Pollai mobili per le galline ovaiole

Le api di Podere 101 ph. Michela Balboni

Un altro dei progetti più innovativi è relativo alla produzione di uova. L’uso di pollai mobili, un approccio semplice ma all'avanguardia che consente la rotazione dei pascoli, garantisce agli animali di vivere meglio nonché la rigenerazione del terreno. Le 50 galline ovaiole del Podere, di diverse razze, pascolano infatti all'aperto con un sistema di pollai mobili a fondo grigliato, che permette alla materia organica di depositarsi sui terreni, nutrendoli. In questo modo, le galline contribuiscono non solo alla produzione di uova ma anche alla rigenerazione del suolo, dimostrando che l'agricoltura sostenibile e la qualità possono andare di pari passo.

Il miele di Podere 101: monofiore e millefiori

Tommaso Lenzi di Podere 101 ph. Michela Balboni

Caterina e Tommaso sono molto orgogliosi anche delle api che consentono di produrre i loro mieli, elemento fondamentale del progetto di biodiversità. Ad Anzola, infatti, ci sono arnie che ospitano piccole famiglie a scopo riproduttivo, che con l’impollinazione contribuiscono al mantenimento della biodiversità e la produttività delle colture, mentre le api che si occupano della produzione del miele si trovano sulle colline bolognesi, da Parco Cavaioni fino a Monte San Pietro. Qui vengono prodotti vari tipi di mieli millefiori, oltre a mieli puri monofiore come acacia e tiglio. Il miele del Podere 101, una volta raccolto, subisce solamente il processo di estrazione e filtraggio, evitando qualsiasi forma di pastorizzazione o trattamento che possa alterare le sue proprietà e nutrienti.

Miele diverso a seconda delle zone e miele dei Colli Bolognesi

Il miele ci è molto utile a raccontare il nostro territorio perché avendo delle postazioni di apiari dislocate nei vari colli bolognesi, riusciamo a differenziare tramite i mieli e raccontare così le differenze all’interno della zona” spiega Tommaso. “Ti faccio un esempio: il miele che facciamo al parco Cavaioni — zona di calanchi con certe fioriture che danno al miele un sapore particolare — da noi ribattezzato Miele dei Colli Bolognesi”, ha un carattere molto particolare, e il risultato è diversissimo da quello di altri apiari localizzati in colline distanti anche solo 5 km, perché la flora è diversa. Aggiunge poi Caterina: “quando c’è stata l’alluvione avevamo paura di non riuscire a produrre miele, ma in realtà siamo riusciti a fare degli ottimi millefiori e quando li abbiamo assaggiati ci siamo resi conto che erano così diversi gli uni dagli altri che era limitante chiamarli solo millefiori”. Da qui Miele dei Colli Bolognesi”, il Miele di monte S. Pietro” e così via, aprendo gli occhi a chi ci conosce sulle enormi potenzialità del nostro territorio e della sua biodiversità”.

Pecore di Podere 101 ph. Michela Balboni

I valori che motivano il loro impegno emergono chiaramente attraverso queste pratiche. Nonostante la giovane età, la loro dedizione dimostra che è possibile aprire la strada a un'agricoltura più sostenibile e responsabile. Tantissimi i loro progetti futuri, soprattutto in questa fase di impianto in cui ogni profitto viene reinvestito. Tra questi, la produzione di un Gin fatto con il loro miele e le erbe aromatiche locali, ma anche marmellate, infusi e prodotti a base di cera d'api.

Una riflessione sul futuro e sull’accessibilità al buon cibo

Le galline del Podere ph. Michela Balboni

È questo il futuro del farming? “È vero che attualmente questo modello non è alla portata di tutti” dice Tommaso “ma secondo me ci stiamo ponendo le domande sbagliate: il risparmio sta davvero nell’acquistare un prodotto che costa il 30% in meno, quando i dati ci dicono che mediamente ne sprechiamo poi il 30%? Quello che risparmi, è un costo che comunque grava sull’ambiente. Spesso, gli ortaggi che si trovano nella grande distribuzione hanno prezzi più bassi per la manodopera sottopagata e per i terreni da cui provengono, trascurati e impoveriti”. E Caterina aggiunge una riflessione: “ormai nel nostro territorio i mercati contadini sono parte della città e non c’è bisogno di avere un’auto per andare in campagna dal contadino. Quindi se uno sceglie di comprare locale, può farlo. Se riesci ad andare incontro a questa visione di acquisto solidale, locale e km 0, fai sicuramente bene, e a parte noi ci sono tante altre piccole realtà nel nostro territorio che vale la pena esplorare”. 

Podere 101

CiboToday è anche su Whatsapp, è sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

CiboToday è in caricamento