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Giovedì, 18 Aprile 2024
Torino

Giovane prof irlandese s’innamora di Torino e apre il primo microforno in città

Benjamin McEldowney ha avuto un colpo di fulmine con la città e ora sforna pane da farine macinate a pietra e lunghe lievitazioni in 24 metri quadri. A breve anche focacce e dolci, nel quartiere San Salvario

Se senti un po’ di confusione, scusami, è perché sto mettendo il pane in forno”, risponde Ben McEldowney quando lo raggiungiamo al telefono nella sua bottega di Torino. Non più di due settimane fa, nel quartiere San Salvario, il giovane (ex) professore di inglese ha aperto il suo Forno Belfiore, che oltre a fare pane consapevolmente, da farine genuine e un approccio ‘di campagna’, ha un’altra peculiarità: con un totale di appena 24 metri quadri è il primo microforno della città. La storia.

Lo spazio vendita del Forno Belfiore

Benjamin McEldowney: da Belfast a Torino, passando per i forni della Vallonia 

Un’accento un po’ difficile da indovinare, quello del 34enne originario di Belfast, Irlanda del Nord. È in giro per l’Europa dall’età di 17: “Ho vissuto la maggior parte della mia vita adulta in Inghilterra e poi Belgio. Lì ho studiato scienze linguistiche e urbanistica, e lavorato come traduttore professionista, ma intanto mi sono appassionato di panificazione”. Il Centro Europa, infatti, è uno dei centri propulsivi dell’ondata di home bakers e ‘nuovi filosofi’ della panificazione, non solo con una scena domestica e amatoriale molto dinamica, ma anche parecchi corsi di alto livello. “Ho cominciato a casa e poi studiato seriamente, facendo un corso intensivo e lavorando sul campo”.

Ben McEldowney al lavoro al Forno Belfiore, ph. Antonino di Maggio

McEldowney collabora con due forni biologici a Bruxelles e in seguito si sposta in Vallonia, “nel paese di Héron, dove per un anno sono stato in un mulino con adiacente panificio che stava tornando a funzionare. Il progetto non è proseguito, quindi ho deciso di viaggiare”.

Belfiore: il nuovo (e primo) microforno di Torino

L’idea è di quelle un po’ da film: girare l’Italia di regione in regione per studiare le molte espressioni del nostro pane. Aveva già trascorso qualche giorno a Torino in passato, “e pur non conoscendo nessuno ho deciso di partire da qui. Avrei voluto poi proseguire verso Sud, magari in Campania, Puglia, Sicilia, e fare in Piemonte solo una tappa. E invece eccomi ancora qui”, racconta McEldowney, che mentre culla l’idea di aprire un forno tutto suo si dà da fare lavorando come professore d’inglese. “Ma pensavo di aprire qualcosa da solo. Lo desideravo dai tempi in Belgio, e volendo gestire tutto da me in modo artigianale, serviva qualcosa di necessariamente piccolo”.

La vetrina di Forno Belfiore

Ai primi del 2023 partecipa a un corso per ottenere la licenza, e poi si mette a cercare un posto adatto. “Temevo ci avrei messo di più, e invece l’ho trovato subito”, spiega a proposito del locale minuscolo, di 24 metri quadri in tutto (ne esistono anche di più piccini altrove, in quella che si sta conformando come una piccola tendenza), nel quartiere San Salvario. Uno spazio vuoto da tempo ma che ha ospitato una tappezzeria. Un po’ di lavori (tipo Tetris) per dividerlo tra laboratorio, servizi e area vendita, piastrellarlo di un bel verde bosco, dotarlo di un piccolo forno ed espositori per le pagnotte — con l’aiuto del giovane architetto torinese Davide Minervini insieme alla squadra di Amico costruzioni —, e infine alzare la serranda, a metà marzo 2024.

Il pane agricolo di Ben McEldowney a Forno Belfiore

Quello che voglio far capire è che non ha senso demonizzare la farina bianca rispetto a quella integrale. Non c’è niente di così nettamente ‘malsano’; quello che fa male è il ‘pane falso’, quello finto”. Un tema su cui si parla e scrive parecchio, peccando alle volte un po’ di approssimazione, sul quale prosegue: “La cosa importante, per me, è usare solo farine macinate a pietra e con il loro germe di grano. È vero, lavoro per la maggior parte farine semi integrali, ma il discorso è più complesso”. Al momento grani antichi, farina di mais e segale arrivano dai piemontesi Molino Sobrino e, a breve, dal Molino ValSusa, “ma vorrei fare dei test anche con un mulino di San Marino che lavora ugualmente grani antichi in purezza”. La base è il lievito madre — “in quantità molto ridotte, perché faccio lievitazioni solo a temperatura ambiente e quindi molto molto lunghe” — che dà pani, impastati assolutamente a mano, che ricordano la tradizione di campagna. “Non troppo grandi però, perché nel forno non ci stanno”. 

Quanto si spende e cos’altro si troverà, a breve, al Forno Belfiore

Il giovane fornaio ha in mente anche pizza in teglia, focaccia, e magari qualche preparazione farcita per la pausa pranzo. Per i dolci il discorso è insidioso, “biscotti e torte sì; gli sfogliati invece no, perché non c’è spazio in frigo…”. ‘L’orario segue l’umore del fornaio’, recita una scritta in vetrina, ma sappiate che il suddetto fornaio si dà da fare, e lo si trova al bancone dalla prima mattina fino al tardo pomeriggio. I prezzi? Per ora un poco al di sotto della media per questo tipo di panificazione: tra i 6,50 e gli 8,50€ al kg. “Mi piacerebbe mantenerli soprattutto per chi ordinerà il pane continuativamente. Ci sono persone del quartiere che già vengono e tornano, e vorrei diventasse una bella abitudine”.

Tutte le foto, salvo dove altrimenti specificato, sono di Ben McEldowney.

Forno Belfiore

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