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Domenica, 25 Febbraio 2024
Roma

La truffa dell’olio contraffatto a Roma: Chef Ruffi aveva previsto tutto

La Procura di Roma ha smascherato un produttore e una cinquantina di ristoranti che acquistavano finto extravergine. Un video dell’“anti-chef” aveva già mostrato come si fa

Una vicenda sconfortante, quella che rimbalza sulla stampa romana e nazionale da pochi giorni, a proposito del pilastro della dieta mediterranea: l’olio extravergine di oliva. O almeno, un alimento che si presume tale, in realtà contraffatto a partire da materie prime scadenti, non tracciate, nonché potenzialmente nocive per i consumatori. Sembra solo all’inizio, infatti, la maxi inchiesta che ha smascherato un laboratorio pugliese, coinvolgendo però, per la prima volta, anche una 50ina di ristoratori della Capitale. Mentre i confini della questione non sono che appena tracciati, fa sorridere — o quantomeno ridacchiare con amarezza — un video dell’“anti-chef” star dei social Chef Ruffi, che trovate in fondo all'articolo e che a marzo sembrava già aver previsto tutto. Vediamo come.

olio di qualità

In cosa consiste la truffa dell’olio contraffatto a Roma

Non sono solo varie decine di ristoranti acchiappaturisti del centro di Roma — tra Fontana di Trevi, Trastevere e Testaccio, e più in là, verso Fiumicino e i Castelli — ma pure la mensa del Miur, Ministero dell’Istruzione, a “cadere” nella trappola dell’olio di oliva che olio di oliva non è. Virgolette d’obbligo, considerando che il lavoro del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, insieme ai Nas e l’Icqrf, il nucleo antifrode del Ministero dell’Agricoltura, riguarda sia il reato di contraffazione che quello di ricettazione. Gli esercenti, infatti, avrebbero consapevolmente acquistato un prodotto adulterato al costo irrisorio di 3€ al litro (di quanto dovrebbe costare abbiamo già detto; così come dei segnali per riconoscere un prodotto di livello) e sarebbero ciononostante stati disposti a venderlo ai clienti. Tutto è partito da un laboratorio clandestino in Puglia, che raccoglieva olio di semi di origine incerta — come oscure restano pure modalità di trasporto, stoccaggio e conservazione — correggendolo con sostanze di “maquillage” estetico e organolettico, per renderlo simile all’extravergine. Quali e come? Un video sulla pagina Facebook di Chef Ruffi, datato marzo 2023, l’aveva già mostrato nei particolari.

Chef Ruffi

Il video provocatorio (ma lungimirante) di Chef Ruffi

L’ironica (ma forse non troppo) “nemesi” dei cuochi star Chef Ruffi — del quale abbiamo raccolto un’intervista fiume — lo spiega con la dovizia di particolari di chi racconta una pratica forse già comune: si parte da olio di semi di infima qualità, si aggiungono poche gocce di clorofilla, agitando poi vigorosamente con una frusta. All’escamotage per rendere il tutto più verde, i truffatori pugliesi aggiungevano anche beta-carotene, per intervenire sul sapore (Ruffi qui adoperava il glutammato, manco a dirlo). Ruffi mostra inoltre come imbottigliare e finanche “marchiare” la bottiglia di olio, proprio come facevano i personaggi coinvolti nell’inchiesta romana. I quali non esitavano, si apprende, a etichettarle come “extravergine made in Italy”. Scorrendo fino in fondo al video, lo chef anticipa qualche consiglio per plagiare anche l’aceto balsamico; speriamo che almeno quelli restino inascoltati.

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