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Sabato, 18 Maggio 2024
Le Storie

Si chiama “testa di turco” ed è un dolce che racconta la storia della Sicilia

Un’esperta di gastronomia siciliana ci racconta il retroscena di un dolce molto goloso che è possibile assaggiare nelle pasticcerie della stupenda città di Scicli

Il patrimonio delle ricette italiane mostra una creatività di cui è difficile tratteggiare i confini. Così accade anche a Scicli, meraviglioso comune della Sicilia orientale, nella provincia di Ragusa. Scicli è un esempio fulgido del barocco siciliano, con il suo complesso di chiese ed edifici di importanza storica, al punto che il suo centro storico è divenuto dal 2002 Patrimonio Immateriale dell’Umanità per l’Unesco. Ma anche a tavola si possono scoprire interessanti storie.

Un dolce patronale che sta vivendo una nuova giovinezza

Ci permette di conoscerle Barbara Conti, giornalista e food blogger originaria proprio di questa porzione di Sicilia che ha dedicato tempo e studi alla storia della testa di turco, ma anche alla sua ricetta. “Bisogna stare attenti a non chiamarlo bignè” ci anticipa subito “una parola che usano in tanti. Perché è molto più grande, tre volte tanto”. Secondo Conti il dolce sta attualmente attraversando una nuova giovinezza, anche grazie alla sagra, che si ripete circa da una decade e si svolge in corrispondenza della festa della Madonna delle Milizie, co-patrona della città, l’ultimo sabato di maggio. “In realtà si tratta di un dolce di Carnevale che però ormai viene realizzato tutto l’anno da quasi tutte le pasticcerie di Scicli. È difficile farlo in ambiente casalingo perché non è un dolce così semplice”.

La storia delle guerre siciliane arriva anche in pasticceria

La cosa più interessante della testa di Turco (per approfondire la ricetta possiamo fare riferimento a quella replicata da Conti a questo link), risiede sia nella forma che nella storia. Nelle fattezze imita infatti il turbante che portavano gli arabi e il motivo è da ricercare nella radice storica del dolce, che doveva commemorare la vittoria dei cristiani sugli arabi avvenuta nell’isola ad opera di Ruggero d’Altavilla addirittura nel 1091 dopo il lungo periodo di dominazione islamica sull’isola.

La testa di turco di Scicli e la testa di turco di Castelbuono

L’impasto di choux, realizzato però con la sugna, viene plasmato con la sac à poche, poi riempito di crema oppure di ricotta. Ancora una curiosità: in Sicilia esiste un altro contesto in cui viene realizzata una “testa di turco”. Siamo nel comune di Castelbuono, in provincia di Palermo e Conti ha voluto indagare le similitudini e le differenze tra le due preparazioni, invitando anche la pasticceria Fiasconaro a Scicli. Sebbene gli ingredienti siano simili “quello è un dolce a cucchiaio” spiega Conti, che dunque si presenta molto diverso nel suo aspetto più riconoscibile: la forma.

Immagine di copertina: ph. Barbara Conti

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