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Mercoledì, 24 Aprile 2024

Lavinia Martini

Editor di CiboToday

Perché stanno aprendo tutte queste nuove rosticcerie?

Analisi di un fenomeno sorprendente che ha visto tornare alla carica, in poco tempo, uno dei format più italiani di sempre

Proprio sulle pagine di questo giornale appena nato, ci interrogavamo sulla nascita e la decadenza delle rosticcerie. Nel nostro articolo (che potete leggere qui) Livia Montagnoli ripercorreva la storia di un fenomeno molto italiano, che anticipò tante tendenze e che ha segnato alcuni passi salienti della società dei consumi, interpretando per esempio la necessità di avere pasti pronti, cucinati quasi come se si fosse a casa, da portare via e condividere con la famiglia dopo una giornata di lavoro. Luogo di destinazione un po’ working class, un po’ borghese, a seconda del prezzo, del posizionamento, della qualità degli ingredienti, le rosticcerie hanno finito però per dileguarsi, se non tutte certamente alcune, quando il loro ruolo è stato assunto dagli altri e quando si è deciso di mollare la cena riscaldata a casa per quella preparata direttamente al ristorante. Così da non sporcare neppure una pentola, da non lavare nemmeno un bicchiere.

Rosticceria vs Ristorante: chi vincerà?

Quello che è successo tra il 2023 e il 2024 ha, un pochino, dello straordinario. Se alcuni imprenditori non hanno mai smesso di credere in questo formato, sono ancora tanti oggi quelli che hanno deciso di investirci da zero. E sebbene ci sia un po’ di rosticceria ovunque, dai supermercati alle pizze al taglio, dai banchi delle gastronomie fino alle pasticcerie e ai bar, nuovi luoghi hanno cominciato a proporsi con questa formula. Tra quelli più eclatanti, sicuramente la rinascita dello storico Franchi, la gastronomia più famosa di Roma, nella veste di Gabrini. Un luogo che per i romani, di quartiere ma anche no, aveva rappresentato così tanto, torna a rivivere per mano della famiglia Castroni e si evolve in una nuova direzione: novità del 2024 è che, adesso, in rosticceria si cena anche. Insomma l’ultima evoluzione non è che la rosticceria sparisca per mano dei ristoranti, ma si fonda in una formula ibrida che è sia l’una che l’altra cosa.

Le rosticcerie sono in rilancio ovunque

Ancora: nascono rosticcerie in un formato nuovo, per esempio sotto forma di cibo vegetale, fresco da portare a casa, nello stesso luogo dove le verdure si comprano, come hanno fatto i due proprietari di Foodie Fresh Market a Roma. La sfida poi di dare nuovo lustro a nomi e marchi che hanno fatto la storia dei quartieri, attrae sempre più persone. Lo dimostra ad esempio il caso della rosticceria Palazzi di Milano, che è ritornata agli antichi splendori grazie all’operato di un dream team di investitori. Ci scommettono anche i giovani, di cui tutti si riempiono la bocca, sulla rosticceria del futuro: è il caso di Ruspantino a Roma, creato da Davide Di Leo, in senso molto più tradizionalista di tanti altri, con polli, patate e piatti del comfort da portare a casa. E alle grandi città guardano anche realtà più piccole, come Erre Rosticceria a Monza.

È un fenomeno piccolo sì, non mainstream come quello delle pizzerie (che a Roma è una specie di tsunami, più che un’ondata) ma comunque consistente e significativo. Anzi, siamo pronti a scommettere che sia solo l’inizio, visto che si tratta di una tipologia di offerta che ha un senso profondo e radicato nelle necessità di tutti i giorni, soprattutto se sa garantire il giusto livello di qualità (tasto su cui spesso si peccava, nelle rosticcerie del passato), qualità superiore a quella della cucina di casa, ma con lo stesso gusto e con lo stesso charme.

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